Centro Regionale Toscano di Riferimento per la Fibrosi Cistica (CFC)

Cos’è la Fibrosi Cistica

La fibrosi cistica (FC), nota anche come mucoviscidosi, è una malattia genetica rara, ereditaria e cronica che colpisce principalmente l’apparato respiratorio e digerente. Si tratta della malattia genetica grave più diffusa nella popolazione caucasica, con un’incidenza di circa 1 su 2.500-2.700 nati vivi in Italia, dove si stimano circa 6.000 pazienti affetti e 200 nuovi casi ogni anno. Questa patologia è causata da mutazioni nel gene CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Conductance Regulator), responsabile della produzione di una proteina che regola il trasporto di cloro e acqua attraverso le membrane cellulari. Quando questa proteina è difettosa, si verifica un accumulo di muco denso e viscoso negli organi, portando a infezioni ricorrenti e danni progressivi. La FC è considerata una malattia rara, ma è inclusa nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti con codice di esenzione 018, e beneficia di una legge specifica (n. 548/1993) per la prevenzione, la cura e la ricerca. In Italia, l’età mediana di sopravvivenza è migliorata notevolmente, raggiungendo i 46 anni nel 2022 grazie ai progressi terapeutici.

Cause della Fibrosi Cistica

La fibrosi cistica è una malattia autosomica recessiva, il che significa che un bambino deve ereditare una copia mutata del gene CFTR da entrambi i genitori per sviluppare la malattia. I portatori sani, che hanno solo una copia mutata, non manifestano sintomi ma possono trasmettere la mutazione ai figli. In Italia, circa 1 persona su 25 è portatore sano. Sono state identificate oltre 2.000 mutazioni del gene CFTR, con gravità variabile a seconda del tipo: la mutazione più comune è la F508del, presente in circa il 50% dei casi italiani e oltre il 70% in Europa. Queste mutazioni alterano la funzione della proteina CFTR, causando un disequilibrio idrico-salino nelle ghiandole esocrine e favorendo l’ostruzione dei dotti. Fattori ambientali e genetici modificatori possono influenzare la severità della malattia, spiegando la variabilità dei sintomi tra pazienti con le stesse mutazioni.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi della fibrosi cistica variano in base all’età, alla gravità della malattia e al coinvolgimento degli organi, ma colpiscono principalmente l’apparato respiratorio e digerente. Nei neonati, i primi segni possono includere ileo da meconio (ostruzione intestinale), scarso aumento di peso nonostante un buon appetito, sudore salato e infezioni respiratorie frequenti. Negli bambini e adolescenti, si manifestano:

  • Apparato respiratorio: Tosse cronica persistente (inizialmente secca, poi con catarro), respiro sibilante, affanno, infezioni polmonari ricorrenti (come polmoniti da batteri quali Pseudomonas aeruginosa o Staphylococcus aureus), bronchiectasie, sinusiti croniche, polipi nasali e, nei casi avanzati, insufficienza respiratoria, emottisi o pneumotorace.
  • Apparato digerente: Insufficienza pancreatica esocrina, che porta a malassorbimento di nutrienti, diarrea cronica con feci oleose e maleodoranti, ritardi nella crescita, malnutrizione, flatulenza eccessiva, dolori addominali, prolasso rettale e ostruzioni intestinali ricorrenti.
  • Altri organi: Problemi epatici (come cirrosi biliare), calcoli alla cistifellea, diabete correlato alla FC, osteoporosi o artrite, infertilità maschile (dovuta ad assenza congenita dei dotti deferenti in oltre il 95% dei casi), ridotta fertilità femminile (a causa di muco cervicale denso), clubbing digitale (ingrossamento delle estremità delle dita), alterazioni elettrolitiche e incontinenza urinaria da stress.

La malattia è progressiva: l’infiammazione e le infezioni croniche portano a un deterioramento irreversibile della funzione polmonare, che rappresenta la principale causa di morbilità e mortalità. La variabilità individuale rende la FC una “malattia invisibile” in alcuni casi, con sintomi più lievi che possono ritardare la diagnosi fino all’età adulta.

Diagnosi della Fibrosi Cistica

La diagnosi precoce è cruciale per migliorare la prognosi e prevenire complicanze. In Italia, grazie alla Legge n. 548/1993, è obbligatorio lo screening neonatale gratuito per la fibrosi cistica, effettuato su tutti i neonati al 2°-3° giorno di vita mediante prelievo di una goccia di sangue dal tallone per misurare i livelli di tripsina immunoreattiva (IRT). Se i valori di IRT sono elevati, si procede con:

  1. Test del sudore: Misura la concentrazione di cloro e sodio nel sudore, che risulta elevata (>60 mmol/L) nei pazienti con FC, confermando la disfunzione della proteina CFTR.
  2. Analisi genetica: Identifica le mutazioni nel gene CFTR tramite esame del DNA dal sangue.
  3. Esami strumentali: Come la spirometria per valutare la funzione polmonare, la misurazione dell’elastasi fecale per rilevare insufficienza pancreatica, o ecografie per ostruzioni intestinali.

La diagnosi può avvenire anche in età adulta in casi atipici con sintomi lievi. Per le coppie a rischio (ad esempio, con familiarità), è possibile la diagnosi prenatale tramite villocentesi o amniocentesi, o lo screening pre-concezionale per identificare portatori sani. Per approfondimenti sulla diagnosi, consulta il sito dell’Istituto Superiore di Sanità.

Trattamento e Gestione della Fibrosi Cistica

Attualmente, non esiste una cura definitiva per la fibrosi cistica, ma i trattamenti mirano a gestire i sintomi, prevenire le complicanze, rallentare la progressione della malattia e migliorare la qualità della vita. Grazie ai progressi, l’aspettativa di vita media è aumentata significativamente, superando i 40-50 anni. La gestione richiede un approccio multidisciplinare in centri specializzati, con piani terapeutici personalizzati. Le strategie si dividono in terapie sintomatiche e causali:

  • Terapie sintomatiche: Antibiotici per via inalatoria o endovenosa (es. tobramicina) contro le infezioni respiratorie croniche; mucolitici come dornase alfa (Pulmozyme) per fluidificare il muco; broncodilatatori e corticosteroidi per alleviare l’infiammazione; fisioterapia respiratoria quotidiana (tecniche come il drenaggio posturale, percussioni toraciche, dispositivi oscillanti PEP o vest therapy) per rimuovere il muco; enzimi pancreatici sostitutivi (es. Creon) per migliorare la digestione e l’assorbimento nutrizionale; integratori vitaminici (specialmente liposolubili A, D, E, K) e diete ipercaloriche per contrastare la malnutrizione; trattamenti per complicanze associate come insulina per il diabete cistico o bifosfonati per l’osteoporosi.
  • Modulatori della proteina CFTR: Farmaci innovativi che correggono il difetto genetico alla base della malattia, efficaci per specifiche mutazioni. In Italia, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato e reso rimborsabili diversi modulatori: Kalydeco® (ivacaftor) per mutazioni gating come G551D; Orkambi® (lumacaftor/ivacaftor) per pazienti omozigoti F508del; Symkevi® (tezacaftor/ivacaftor) per altre combinazioni; Kaftrio® (elexacaftor/tezacaftor/ivacaftor) per pazienti con almeno una mutazione F508del, che ha dimostrato di migliorare la funzione polmonare del 10-14% e ridurre le esacerbazioni del 63%. Nel 2025, AIFA ha esteso la rimborsabilità di Kaftrio e Kalydeco a oltre 200 nuovi pazienti pediatrici a partire dai 2 anni, e sta valutando ulteriori indicazioni per coprire più mutazioni rare, permettendo un accesso più ampio a queste terapie trasformative.
  • Terapie avanzate: Trapianto polmonare bilaterale nei casi di insufficienza respiratoria terminale, con sopravvivenza post-trapianto di circa 50% a 5 anni; ricerche in corso su terapie geniche (es. vettori virali per inserire copie sane del gene CFTR) e editing genomico (CRISPR-Cas9), ancora in fase sperimentale ma promettenti per una cura risolutiva. Vaccinazioni complete, inclusa l’anti-influenzale annuale, sono essenziali per prevenire infezioni.

La presa in carico avviene in centri di riferimento come il CFC, con follow-up regolari, monitoraggio domiciliare e supporto psicologico. Per informazioni sulle terapie, visita il sito della Lega Italiana Fibrosi Cistica.

Prevenzione della Fibrosi Cistica

La prevenzione si basa sullo screening neonatale per una diagnosi precoce e sull’identificazione dei portatori sani. Le coppie possono sottoporsi a test genetici pre-concezionali per valutare il rischio (25% se entrambi portatori). In caso di gravidanza, la diagnosi prenatale permette scelte informate. Non esiste prevenzione primaria assoluta, ma uno stile di vita sano, aderenza alle terapie e avoidance di fumo/inquinanti riducono le complicanze.

Il Centro Regionale Toscano di Riferimento per la Fibrosi Cistica (CFC)

Il Centro Regionale Toscano di Riferimento per la Fibrosi Cistica (CFC) è una struttura organizzativa dipartimentale semplice all’interno del Dipartimento di Attività Integrate in Pediatria Internistica (DAIPI) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze. Istituito con delibera n. 370 del 31/12/2010, il centro funge da riferimento regionale per la prevenzione, diagnosi, cura e ricerca sulla fibrosi cistica e patologie correlate al gene CFTR.

Mission del CFC

La mission del CFC è garantire ai pazienti con fibrosi cistica una presa in carico specialistica continua e multidisciplinare, dalla età pediatrica all’adulta. Questo include:

  1. Presa in carico dei problemi di salute con continuità temporale e approccio multidisciplinare.
  2. Realizzazione di progetti di ricerca per migliorare la qualità della vita e identificare terapie risolutive.
  3. Adesione a iniziative aziendali, regionali, nazionali e internazionali per assicurare standard elevati di cura.

Il centro aderisce alla Legge nazionale n. 548/1993 e alla Delibera regionale Toscana n. 254/2009.

Obiettivi del CFC

In linea con le normative, il CFC persegue i seguenti obiettivi:

  • Diffondere la conoscenza sui bisogni di salute e ricerca per i pazienti con FC.
  • Organizzare misure di prevenzione efficaci, come lo screening neonatale, diagnosi di portatori sani e diagnosi prenatale.
  • Strutturare l’assistenza con un team multidisciplinare, inclusi percorsi domiciliari e coordinamento territoriale.
  • Creare una rete di specialisti per gestire bisogni pediatrici e adulti.
  • Priorizzare l’integrazione tra assistenza pediatrica e adulta, condividendo strategie e impegno nella ricerca.
  • Organizzare formazione per operatori sanitari su prevenzione, assistenza e ricerca.
  • Identificare e collegare know-how interni ed esterni per innovare percorsi assistenziali e ricerca.
  • Attivare partnership con associazioni, come la Lega Italiana Fibrosi Cistica – Toscana, per condividere risorse.

Vision del CFC

La vision del CFC si basa su un modello integrato di assistenza e ricerca traslazionale per la fibrosi cistica. Gli sviluppi futuri mirano a:

  1. Migliorare qualità di vita e sopravvivenza, centrando sul paziente e la famiglia con approcci personalizzati.
  2. Valorizzare competenze per mantenere un ruolo in reti internazionali di ricerca, puntando a sconfiggere la malattia.

Team e Attività del CFC

Il centro è guidato dal responsabile Vito Terlizzi, medico pediatra, supportato da un team multidisciplinare che include pediatri, biologi, infermieri, fisioterapisti, dietisti e psicologi. Le attività si svolgono dal lunedì al venerdì, con appuntamenti programmati per evitare infezioni crociate. Il CFC fa parte del Clinical Trial Network della Società Europea Fibrosi Cistica (ECFS-CTN) e della rete ERN-Lung, partecipando a studi clinici internazionali su nuovi farmaci e terapie personalizzate.

Contatti e Informazioni

Il CFC si trova presso l’AOU Meyer, Viale Pieraccini 24, 50139 Firenze. Telefono: 055 5662474; Email: [email protected]. Per ulteriori dettagli, visita il sito ufficiale dell’AOU Meyer.